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KAOKOVELD

Situato nella più remota porzione nord-occidentale della Namibia, dominato da una catena di aspre montagne e profonde scarpate, da antichi altipiani e vallate isolate, arso dall'implacabile sole del deserto e abitato quasi esclusivamente dalla tribù seminomade degli Himba, il Kaokoland è probabilmente la regione meno visitata e accessibile della Namibia, ma ne è anche la più affascinante. Dal Brandberg situato nella zona centrale del deserto Namib fino al fiume Kunene e ai confini con l'Angola, il Kaokoland copre un'area di circa 50.000 chilometri quadrati. Anche se le aree a sud e sudovest di Sesfontein, fino a Brandberg e Uis sono ritenute appartenenti alla regione del Damaraland, tale distinzione va considerata di natura politica e turistica, geograficamente appartengono al Kaokoland.
Pochi decenni fa le migliaia di chilometri quadrati erano abitate solamente da fauna selvatica completamente adattata alle difficili condizioni della zona. La loro sopravvivenza dipendeva dalle brevi ma intense piogge che riempiono d’acqua il fiume Kunene. Ancora oggi, nelle porzioni più interne, le sporadiche piogge che riempiono le pozze d’acqua per brevi periodi sono in grado di garantire il perpetuarsi delle generazioni. In quest’area, fortemente incontaminata dalla moderna civiltà, vive una tribù di nomadi – gli Ovahimba, da sempre allevatori e pastori. E’ difficile comprendere che questa gente orgogliosa possa vivere ancora come faceva cento anni fa, rimanendo ancorata alle antiche credenze e tradizioni.

Poco è noto sulle prime popolazioni che lasciarono il loro segno durante l’età della pietra; più accurate sono invece le informazioni relative alla storia più recente degli abitanti del Kaokoland. Intorno al 1550 alcuni Herero provenienti dal Botswana si stabilirono con il loro gregge in quest’area dove rimasero per circa 200 anni. Dopo questo periodo, essi si mossero verso sud alla ricerca di pascoli più idonei ma qui dovettero affrontare il popolo dei Nama, più forte di loro. I Nama derubarono tutto il loro bestiame e li costrinsero a ritornare indietro verso nord. Essi li chiamarono “Tjimba Herero” dalla parola ”ondjimba” che significa facocero ad indicare che erano cosi poveri da essere costretti, per mangiare, a cercare il cibo a terra, proprio come fanno i facoceri. Alcuni di questi Tjimba Herero si spostarono verso l’Angola dove rimasero contando sull’elemosina della tribù locale dei Ngwambwe. L’accattonaggio, da loro detto Himba, diede il nome a questo popolo.
La tribù degli Himba visse un lungo periodo di crisi che ebbe termine soltanto grazie al guerriero Herero Vita (nato nel 1890), che organizzò gli Himba in piccoli gruppi armati grazie anche all’aiuto fornito dai portoghesi. In questo modo egli riuscì ad evitare una rivoluzione contro il governo angolano di allora. Contemporaneamente il numero dei capi di bestiame crebbe cosi tanto che Vita decise nel 1916 di attraversare il fiume Kunene per ritornare nel Kaokoland.

Tradizionalmente il Kaokoland appartiene ai suoi abitanti ed è giusto manifestare tutto il rispetto possibile per il loro modo di vita e per le loro tradizioni. Le loro abitazioni, i “kraal”, sono semplici capanne costruite con rami di mopane, fango e sterco. Il bestiame rappresenta la vita per gli Himba, in un modo che va al di là del nostro modo di pensare e svolge un ruolo fondamentale nelle cerimonie e nei rituali. Le spose vengono pagate con capi di bestiame e la morte di un capo tribù comporta il sacrificio degli animali migliori. (I crani degli animali vengono messi su lunghi rami ed innalzati attorno alla tomba). La dieta degli Himba consiste principalmente di latte cagliato e carne. Sono soliti barattare gli animali per averne in cambio mais, zucchero ed oggetti d’ornamento personale. La base della loro religione è un lontano mistero: il Mukuru. Gli Himba ritengono che le anime dei morti abbiano poteri soprannaturali, ed influenzino i viventi riuscendo anche a metterli in contatto con il Dio Mukuru. Da qui deriva la necessità di mantenere buoni rapporti con le anime attraverso il fuoco sacro detto Okuruwo. Questo è generalmente un unico ceppo che arde giorno e notte a cura del capo tribù e della sua prima moglie; durante le cerimonie sarà questo ceppo a dare vita al fuoco tribale per simboleggiare un contatto con le anime.
I piccoli Himba portano trecce che vengono intrise da sterco e urina; quando raggiungeranno l’età di 10 anni saranno rasati quasi del tutto. I capelli rimasti vengono intrecciati insieme a fibre animali a formare una nuova treccia. Quando compiono 20 anni una seconda treccia sarà aggiunta per significare che il giovane è abbastanza maturo da prendere moglie.
L’acconciatura delle donne, erembe, viene realizzata utilizzando pelle di capra ed è coperta, cosi come tutto il corpo, da un impasto d’ocra e grasso. L’abito tradizionale consta di una gonna fatta di strati ripiegati di pelle di mucca. I gioielli consistono principalmente in collane di rame, piccole palline di ferro, conchiglie e ossa infilate in sottili stringhe di cuoio.
Le faccende domestiche sono ben divise: alle donne spetta tanto il compito di ricavare la quantità giornaliera di farina necessaria strofinando il mais su una pietra appuntita quanto quello di mungere le mucche; gli uomini hanno invece l’onere di occuparsi del pascolo del bestiame. L’acqua è spesso insufficiente e deve essere pompata dagli strati più profondi dei fiumi; se questo non è possibile gli Himba lasceranno il loro kraal alla ricerca di migliori condizioni di vita.

La fauna selvatica è varia ed abbondante, offre incontri con i famosi elefanti del deserto, che percorrono i greti dei fiumi e gli adiacenti boschi di Mopane alla ricerca continua di cibo, oppure con numerosi branchi di zebre di montagna o di springbock.
Le foreste di palme Makalani delimitano il corso del fiume Kunene ed ombreggiano le molteplici sorgenti che zampillano nelle dolci colline dell'altopiano centrale. Dopo qualche robusta pioggia, la vallata di Marienfluß diventa rifugio per immensi branchi di orici, zebre di Hartman e di timidi elefanti del deserto. Il fiume Kunene traccia il proprio corso fino all'Oceano Atlantico, lasciandosi alle spalle cascate spettacolari come quelle di Ruacana e Epupa.

Cascate di Epupa
Le cascate di Epupa sono tra le più vecchie formazioni geologiche del mondo e si pensa che si possano datare 2200 milioni di anni fa. La base è costituita principalmente di gneiss e granito, con un risultato spettacolare di contrasti di colori e di formazioni rocciose. sono una serie di cascate dove il letto del fiume Kunene si abbassa di 60 metri su una distanza di circa 1,5 chilometri, dividendosi in una moltitudine di piccoli ruscelli e formando una miriade di pozze e bacini nella roccia. Con le sue pareti rocciose riccamente colorate, con la sua varietà di alberi, fra cui il sicomoro, il baobab e le palme makalani, con i suoi tramonti spettacolari e fiumi perenni, la zona di Epupa offre molto da vivere e vedere.
La cascata più bella è alta 37 metri e si getta in un crepaccio buio, creando un effetto che ricorda quello delle Cascate Vittoria. Le guide locali accompagnano i visitatori a vedere i villaggi himba e ne fanno conoscere la cultura. Vi è un solo campo adeguato al turismo internazionale.

Serra Cafema
E’ una delle zone più remote della Namibia, raggiungibile solo a bordo di piccoli aerei e dove si trova un solo campo tendato, che deriva il proprio nome da quello della sorprendente catena montuosa situata in Angola al di là del Kunene. La zona, situata all’estremo Nord-ovest, si trova molto distante dalla capitale Windhoek. Questa è la vera terra degli himba, forse l’ultimo vero popolo di nomadi. La tipologia del terreno è di cinque diversi tipi geologici e morfologici:
- il deserto, con dune gialle e rosse, con scarsissima vegetazione e circondato da montagne elevate;
- le montagne, di materiale granitico nero, residui bruciati di eruzioni in tempi antichi, completamente spoglie eppure affascinanti;
- il fiume Kunene, ricco di vita in quanto uno dei pochi fiumi perenni della Namibia;
- le rive del fiume orlate da canneti con una flora ed una fauna incredibili;
- la costa dell’Oceano situato a pochi chilometri dal campo.




 

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